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PSICOLOGIA DEL CICLO MESTRUALE



Quali sono gli aspetti psicologici del ciclo mestruale? Perché da sempre le mestruazioni sono ignorate anche dalla ricerca clinica in psicologia? E' difficile dare una risposta ad un tema così ancora fortemente tabù nella nostra società. In questo post provo a raccontare perché è importante dare valore al ciclo mestruale nel percorso di crescita personale di ogni donna.



PERCHE’ IGNORIAMO LE MESTRUAZIONI


Il ciclo mestruale dei tempi moderni è un evento seccante, un inconveniente che magiche pillole antidolorifiche e assorbenti ultra-tecnologici possono quasi cancellare e permetterci subito di tornare alla nostra giornata performante fatta di corse a lavoro, giro a riprendere i bambini da scuola e lezione in palestra. O almeno questa è la rappresentazione che ne danno i media e quindi la società in cui viviamo.
Ma è davvero così? Realmente i crampi delle mestruazioni, la stanchezza e l’umore pessimo si possono mettere da parte durante alcuni giorni del mese e fare come se nulla fosse?
Dal numero imponente di disturbi legati al ciclo mestruale si direbbe di no. Quindi qualcosa non funziona e cerchiamo di capire perché.
E’ importante partire dal presupposto che il ciclo mestruale non è solo un fastidioso evento corporeo, ma è soprattutto un processo ciclico emotivo e legato al rapporto con il proprio corpo e con il proprio sé.
Provo a spiegarmi meglio.
Il ciclo mestruale è una sorta di bussola interna. Ci dice come stiamo, come ci sentiamo e ci indica anche cosa fare. Eppure diamo per scontato che il ciclo possa essere ignorato e ci preoccupiamo solo se abbiamo sintomi particolarmente dolorosi o intensi. Ci preoccupiamo perché come donne abbiamo paura di “non funzionare”. Abbiamo paura di essere difettate perché diverse da quella norma che ci dice che la donna con il ciclo può fare tutto senza farsi limitare dal corpo. Uso di proposito la parola “limite” perché piace tanto raccontarsi che i limiti vanno superati per dimostrare di essere forti e adeguati, ma è una scemenza: i limiti se ci sono ci sarà un motivo, e prima di lanciarsi a scavalcarli con atti di forza, sarà bene capire perché ci sono e valutare se è bene che restino dove sono.
Durante il periodo delle mestruazioni si da per scontato che dobbiamo tornare operative nel più breve tempo possibile. E’ come se fossimo sintonizzate non sul nostro corpo ma su un corpo irreale, un corpo “come dovrebbe essere”. Invece di fermarci e seguire i nostri ritmi, siamo convinte di dover ignorare il ciclo e risolverlo nel modo più rapido possibile.

IL CORPO NON E’ UN OGGETTO, IL CORPO SIAMO NOI


Il nostro corpo durante il ciclo mestruale ci chiede di prenderci del tempo per noi. Ci chiede di metterci in pausa, di riposare e di entrare in maggiore connessione con il nostro corpo. Di seguire i nostri tempi rallentati, di dormire di più, di “lasciar andare”, nel metaforico flusso, le cose meno importanti.
Il corpo non è un dato di fatto, come sottolinea Susie Orbach, è molto di più: è la rappresentazione di noi stessi, delle nostre emozioni, dei nostri vissuti legati al contesto in cui siamo vissuti, alle relazioni che abbiamo con gli altri e con noi stessi.
Il corpo non è semplice oggetto da trasformare o gestire a piacimento. Il corpo non è una parte di noi, ma siamo proprio noi. Le stesse emozioni, a ben pensarci, sono corporee e si manifestano con sensazioni fisiche. Perché il nostro ciclo mestruale dovrebbe essere diverso?

PSICOANALISI E MESTRUAZIONI


Sorprende scoprire come nella ricerca in psicoanalisi il tema del ciclo mestruale e le dinamiche psichiche femminili ad esso legato, siano in realtà quasi del tutto assenti.  Ho trovato però interessante una ricerca della Donmall (What it means to bleed: an exploration of young women’sexperiences of menarcheand menstruation ) che invece finalmente prova a tracciare 3 aspetti importanti legati alle mestruazioni e alla psicologia femminile:
1. il ruolo della madre nell’accogliere e vivere le prime mestruazioni;
2. la difficoltà emotiva e psicologica legata al ciclo irregolare per il timore che qualcosa di interno al proprio corpo non funzioni, quindi di essere inadeguate;
3. l’associazione mentale tra le mestruazioni e la sporcizia e la vergogna, che racconta come per molte donne questo vissuto negativo sia associato anche alla sessualità.

IL CICLO MESTRUALE COME STRUMENTO DI CRESCITA PERSONALE


Credo che il ciclo mestruale sia uno strumento prezioso per allenare la consapevolezza di sé partendo dal corpo fino ad arrivare alle emozioni e al nostro benessere.

1. Per esempio dare spazio al nostro ciclo mestruale e conoscerlo meglio, ci permette di iniziare ad osservare piccoli cambiamenti che possono aiutarci talvolta anche ad individuare segnali di problematiche o patologie.
2. Assecondare i ritmi del ciclo mestruale durante tutto il mese, ci permettono di abbassare lo stress per la pressione performante di dover essere sempre all’altezza, anche se stiamo male, ed è un buon allenamento di consapevolezza interiore.
3. Essere più connesse con sé stesse vuol dire iniziare a togliere strati di maschere, aspettative irreali, smettere di fingere e poter essere più autentiche, trovare la propria identità ed essere libere di essere davvero se stesse.

Conoscere il proprio ciclo mestruale davvero permette tutto questo?


Il ciclo mestruale è come una mappa che ci permette di entrare in contatto con noi stesse. Ma è un viaggio che a volte può richiedere tempo e aiuto.
Un primo passo oggi può essere iniziare a riflettere su come vivete in questo momento il ciclo mestruale e chiedervi come invece vorreste che fosse da qui al prossimo anno, per esempio iniziando un diario mestruale.

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10 cose da conoscere per sopravvivere agli attacchi di panico



Le emozioni che parlano attraverso i sintomi del corpo


Gli attacchi di panico sono una delle cose più spaventose e fastidiose che spingono le persone a chiedere aiuto allo psicologo.
Tuttavia sono quasi sempre una risposta corporea a problemi di tipo emotivo e psicologico che sono rimasti da qualche parte in standby nel dimenticatoio della nostra mente e quando meno ce lo aspettiamo si palesano con strette alla gola, confusione e tachicardia.
Ci sarebbe molto da dire su come le emozioni diventano sintomi fisici, ve ne avevo parlato nel post  Come la movimento terapia può essere uno strumento per affrontare il dolore femminile, oggi invece vi racconto cosa funziona a breve termine, secondo la mia esperienza nel lavoro con persone che vivono questo odioso problema, che a volte può diventare invalidante e limita la quotidianità o i momenti di maggiore stress (che poi non è detto che siano momenti negativi: magari l’attacco di panico arriva laddove si hanno gioie e successo. Paradossale, vero?).


La psicoterapia è crescita personale non una semplice cura


Premetto che do per scontato che se avete avuto episodi di attacco di panico e cercate soluzioni, abbiate già iniziato la vostra psicoterapia personale ( e in alcuni casi abbiate anche valutato un piccolo sostegno farmacologico momentaneo ), che non soltanto vi darà l’opportunità di venire a capo degli attacchi di panico, ma soprattutto v’impedirà di far peggiorare la situazione ( ebbene sì, può andare peggio di così) e, cosa fondamentale, vi aiuterà a lavorare sulle vere problematiche alla radice di questi sintomi.
Tuttavia la psicoterapia per molti (anche se non per tutti) ha dei tempi spesso lunghi, soprattutto quella che pratico io, ad orientamento psicoanalitico, perché è necessario darsi tempo e spazio per capire cosa ci accade e riuscire a poterlo digerire. La psicoterapia è un’esperienza di crescita personale, è lo yoga della mente, quindi richiede tempo, costanza e impegno per vedere risultati.
Ma cosa fare se un sintomo è urgente e invalidante e vogliamo avere strategie “easy” per sopravvivere quotidianamente all’attacco di panico, in attesa che il nostro percorso psicoterapeutico faccia il suo corso?

Il mio prontuario per l'attacco di panico


Ecco i miei 10 step per vivere con l’attacco di panico nel modo migliore possibile:

1. Capire che abbiamo un attacco di panico

Sembrerà implicito, ma non è detto che tutti siamo in grado di capire quando abbiamo un attacco di panico. Imparare a riconoscere un attacco di panico è invece fondamentale, soprattutto per evitare di far finta di niente o di convivere con il terrore errato di avere una malattia grave come per esempio un disturbo cardiaco.

2. Stare nel panico

Questo non vi piacerà, ma è perfettamente inutile girare le spalle all’attacco di panico. Tocca starci, sentirlo, guardarlo e capire che è “un momento”. Esattamente come quando avete un mal di testa: sapete che non morirete e aspettate con pazienza che passi. Questo vi aiuterà a vivervi non come prigionieri eterni di una sensazione sgradevole, ma come consapevoli che c’è un inizio e una fine. Inoltre è possibile così ridurre la paura della paura e trasformare l’intensità dell’attacco di panico in un semplice stato di ansia momentanea.

3. Non si muore

Lo so, la sensazione del primo attacco di panico non si scorda mai, purtroppo. Ma riflettiamoci lucidamente: è la cosa peggiore che vi possa capitare in quel preciso momento, niente di più. Quindi è importante ricordarsi che l’attacco di panico non ci ucciderà. Più resistiamo all’attacco di panico, cercando di controllare l’incontrollabile e più staremo male. Se riusciamo a fare nostro il pensiero che l’attacco di panico va accolto come qualcosa di non dannoso in sé e momentaneo, sarà più semplice sopravvivere agli episodi che si verificheranno.

4. Aspetta e conta fino a 10

Mettersi in attesa quando si vive un attacco di panico è davvero difficile. Ma sapete qual è il vero problema in quei momenti? L’attacco di panico ci deruba delle nostre capacità di riflettere, concentrarci e capire cosa stiamo sentendo davvero. Quindi il mio suggerimento è: createvi sempre una via d’uscita (uscire dal ristorante, scendere dal bus, andare a casa, ecc.), ma non mettetela subito in atto. Datevi del tempo per far sì di non attivarvi alla ricerca di sollievo, ma aspettare che il sollievo arrivi a voi da solo. Concedendovi un po’ di tempo.

5. Il diario del panico

La scrittura potrebbe non essere il vostro strumento preferito, però per alcune persone tenere un diario degli attacchi di panico è un ottimo modo per capire cosa accade e riflettere su come ci si sente. Spesso presi dall’angoscia, una volta giunti in studio non sempre è possibile con alcuni pazienti rievocare i ricordi di quei momenti e arrivare alle emozioni. Così la seduta diventa un elenco di eventi ma senza la possibilità di focalizzare le emozioni e i contesti in cui avvengono certi episodi.
Non avere particolare memoria quando si è in psicoterapia non è di per sé una brutta cosa, a volte è la modalità con cui funziona una determinata persona e ha senso che esista, non che venga scardinata da me psicoterapeuta. Tuttavia per qualcuno può essere complicato proprio costruire un lavoro di osservazione interna, di dialogo emotivo personale. Ecco il diario può venire in soccorso. E per qualcuno scrivere è proprio un metodo per ridurre i sintomi dell’attacco di panico.

6. Esercizi di respirazione

Cosa possiamo fare durante l’attacco di panico? Respirare. Ma come? Esistono tanti esercizi dedicati al respiro che insegno ai miei pazienti, ma posso suggerirvi quello più semplice: seduti in una posizione comoda, mani su petto e addome e sentite il vostro respiro. State in ascolto di cosa accade al vostro respiro senza forzarlo, ma seguendo proprio il vostro ritmo. Concentrarsi sul presente e su ciò che sentite, vi aiuta a focalizzarvi su di voi e a gestire la paura.

7. L’unica realtà è nel presente

Le emozioni sono legate a quello che viviamo oggi. Così come i nostri problemi. Molti vi diranno che la psicoterapia psicoanalitica si occupa di scandagliare traumi inconsci del passato o della vostra infanzia: non credetegli. La psicoterapia psicoanalitica moderna oggi si occupa del presente, anzi proprio dell’immediato, a volte nella stessa relazione tra paziente e psicoterapeuta. Tutti credono che i propri problemi siano legati al passato o si preoccupano per il futuro. In realtà è ciò che viviamo nel presente che è fondamentale e che viviamo come disagevole. Quindi è importante poter riflettere come nell’attacco di panico spesso la paura è focalizzata su ciò che potrebbe accadere in un futuro ipotetico, più o meno ravvicinato. Ma invece l’angoscia si muove da altrove.
Può essere allora utile capire cosa stiamo facendo, con chi siamo, come stiamo davvero e magari segnare tutti questi elementi sul nostro diario. Anche se il presente non ci è chiaro e giureremmo che è un momento di tranquillità e serenità, segnare sul diario cosa accade nel presente ci aiuta a non distrarci, ma a restare concentrati sul vero problema.

8. Esercizio di consapevolezza corporea

Se avete esperienza di visualizzazioni guidate o di body-mindfulness, riprendere contatto con le sensazioni corporee può essere un esercizio molto utile. Se non conoscete queste tecniche trovate uno psicoterapeuta che si occupi di tecniche corporee e imparate a svolgere un piccolo esercizio di mappatura corporea o di consapevolezza corporea. Se praticate con costanza almeno 3 volte a settimana, vi sarà utile non solo per l’attacco di panico ma anche per la concentrazione e l’ansia in generale.

9. Riavvolgi e premi play

Il punto 9 è qui perché potreste credere di stare finalmente meglio e poi ritrovarvi a sorpresa con un nuovo attacco di panico. Non pensate, demoralizzati, “Ecco, non ha funzionato”. Ripetere da capo questi step  è il mio suggerimento qui alla fine, perché è molto probabile che ricapiti, non c’è niente che non va. Non siete incapaci o inadeguati. Questi passaggi possono essere di sollievo anche se ripetuti nel tempo.  Gli attacchi di panico possono tornare, sta a noi capire come e perché, soprattutto attraverso il percorso psicoterapeutico.

10. Fine

Ecco in questo ultimo step vi voglio ricordare che l’attacco di panico non dura in eterno ed ha una sua fine. Ma soprattutto l’attacco di panico si concluderà sia che vi preoccupiate, sia che non vi preoccupiate. Non è compito vostro far terminare un attacco di panico. Il vostro impegno deve poter essere  riuscire a vivere l’attacco di panico in un modo nuovo e meno disagevole.


Volete saperne di più sull’attacco di panico?
Potete scaricare il mio ebook gratuito Piccola bussola per affrontare gli attacchi di panico oppure potete scoprire quali sono i servizi che offro dedicati all’ATTACCO DI PANICO


Come la movimento terapia può essere uno strumento per affrontare il dolore femminile



È ormai consuetudine ritenere in medicina e in psicologia che il corpo e la mente siano due entità tra loro collegate in modo indissolubile e non due semplici inquilini che abitano nello stesso condominio.
Sulla base di questa semplice considerazione l’approccio del lavoro psico-corporeo ci permette di rimettere in asse questa connessione tra corpo e psiche, che spesso è del tutto assente nella percezione delle persone.

Perché è importante ri-connettere il nostro corpo alle nostre emozioni?


La maggioranza delle persone vive il proprio corpo come oggetto da trascinare con sé durante il giorno, come parte di sé che va migliorata (con diete, palestre, interventi estetici, ecc.) o di cui vergognarsi.
Generalmente tendiamo a ricordarci di avere un corpo, e riusciamo a sentirlo davvero, quando è presente un disagio fisico, una lesione o un dolore di natura organica, condizioni che ci impongono all’improvviso di confrontarci con il disagio, il senso di precarietà e di cambiamento delle percezioni che avevamo di noi stessi prima che la malattia si manifestasse.


Una scissione totale di corpo e mente può essere alla base di esperienze emotive complesse e può causare ulteriori disfunzioni. 


Conflitti irrisolti, elementi depressivi o emozioni dolorose possono causare ansia, rabbia, senso d’impotenza e numerosi segnali corporei.
Il problema fondamentale di una disconnessione corpo-mente è legata al fatto di ritrovarsi con le risorse interne, corporee e psichiche, divise e ridotte.
Da questo ne consegue il fatto che diversi aspetti di noi non possono comunicare e lavorare insieme per il nostro benessere e la nostra crescita.

Le emozioni sono principalmente corporee.


Quando vedo una persona nuova per un colloquio in studio, capita spesso che inizialmente facciano difficoltà a riconoscere cosa sentano e a dare un nome alle proprie emozioni. Molti si giustificano: “ Sono abituato a ragionare sulle cose concrete, poco sulle emozioni” Spesso rispondo che invece le emozioni sono la cosa più concreta che sperimentiamo ogni giorno. Infatti le emozioni sono esperienze fondamentalmente corporee: strano se ci pensiamo, vero? Ma è così. La rabbia è accompagnata da una tensione muscolare, la gioia da una espansione del movimento e del respiro, la paura da un aumento del battito cardiaco o da un’attivazione dello stomaco e così via, traducendo nel corpo le nostre emozioni a volte in modo anche molto soggettivo e unico.

Il corpo nel femminile.


Le donne da sempre per  diversi motivi, tra cui quelli biologici, sono costantemente riportate a confrontarsi con tutta una serie di segnali corporei che scandiscono la sua intera esistenza dagli anni precedenti al presentarsi delle prime mestruazioni fino agli anni della menopausa.
Il corpo femminile è luogo di trasformazione e di passaggi ciclici, non sempre facili, ma sicuramente che porta in sé un potere creativo, non solo legato alla gravidanza, ma a tutti i processi  fisici e psichici all’interno del mondo psico-corporeo femminile.
Se molte di noi hanno perso la capacità di conservare questa connessione con il proprio femminile e vivere pienamente il corpo come spazio buono e ricco, per le donne affette da dolore femminile il corpo diventa ancora più straniero, distante e minaccioso.
Molte donne purtroppo soffrono a causa di patologie o disturbi a carico degli organi sessuali o dell’apparato riproduttivo. Il problema si misura nell’ordine di svariati tipi di disagio nella quotidianità, come per esempio:

  • vivere le mestruazioni con angoscia e paura del dolore
  • sensazione di una vita limitata
  • problemi nei rapporti sessuali
  • preoccupazione per l’imprevedibilità del dolore
  • senso di svalutazione
  • paura di non essere complete
  • vivere le mestruazioni come un problema da risolvere
  • sensazione di essere diverse dalle altre
  • sensazione di essere sole e che nessuno ci capisca
  • percezione di avere un corpo malato, che non funziona
  • senso d’inadeguatezza 
  • percezione distorta della propria immagine corporea

Movimento terapia.


L’approccio terapeutico psico-corporeo è un supporto importante che aiuta la donna a ri-connettere il corpo alle esperienze emotive e a ri-valorizzare le risorse del proprio corpo nonostante la malattia fisica.
La movimento terapia incorpora una serie di approcci al corpo e al movimento e si basa sul concetto di come noi "sentiamo" il nostro movimento dall'interno attraverso le nostre percezioni. La movimento terapia ci racconta come ognuno di noi possieda un'esperienza individuale del nostro corpo e del nostro movimento che ci può fornire una valida conoscenza del nostro sviluppo, della nostra salute e del nostro benessere.
Quando ci si trova di fronte a disturbi cronici o malattie organiche è inevitabile accogliere il cambiamento del nostro corpo che non è più come prima, ma ciò che con la movimento terapia possiamo scoprire è che in realtà ogni cambiamento è un evoluzione fisica e psichica, di crescita, che ci può aiutare a scoprire nuove risorse individuali.
Si può agire con diversi tipi d'interventi e provo a fare qualche esempio:

  • esercizi di mappatura corporea (per riconoscere tutte le parti del nostro corpo e sintonizzarsi in modo armonico)
  • rilassamento (per portare il corpo in una benefica condizione di rilassamento muscolare e mentale che ci consenta di affrontare meglio lo stress)
  • movimento libero (per dare voce in modo istintivo all'espressione corporea - come rotolare, saltare, dondolare, stare fermi, strisciare, eccetera - e scoprire come ci sentiamo davvero e quali siano le nostre vere emozioni in questo momento)
  • visualizzazioni guidate (lavorare su simboli e immagini suggerite abbinandole all'esplorazione corporea e al movimento, per lavorare sulle nostre risorse)
  • movimento guidato (esplorare lo spazio e le qualità del nostro movimento per scoprire i nostri limiti e le nostre risorse).


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Introversi felici e consapevoli




Molte persone mi chiedono come fare se si ha un carattere introverso. Come se l’essere introversi sia un aspetto di noi da modificare o “aggiustare”.


Ho due notizie per coloro che si sentono intimamente degli introversi: la buona notizia è che essere introversi non è un difetto, la brutta notizia è che, sebbene si stimi che buona percentuale di persone si senta introversa, in realtà quasi tutti tendiamo a sforzarci di non farlo vedere. Con una ricaduta pesante sul tentativo di far conoscere e apprezzare l’introversione come un aspetto ricco di vantaggi e potenzialità.



Ma cosa significa essere introversi?


Jung (lo psicoanalista più saccheggiato dal mondo olistico, suo malgrado) fu il primo a parlare di introversione ed estroversione come due estremi di una variabile: nessuno è introverso al 100%, ma è sempre un tratto della nostra personalità che può comparire in misura minore o maggiore.
Gli aspetti che caratterizzano l’introverso sono l’attenzione rivolta appunto al proprio mondo interiore: per esempio svolgere attività solitarie e arricchenti, preferire la compagnia di poche persone ed essere introspettivi e riflessivi.


Una persona introversa è timida?


No, una persona introversa non è detto che sia timida: può non avere alcun problema a parlare ad una platea di 100 persone, ma non amare trascorrere troppo tempo con gli altri.


Una persona introversa può semplicemente essere depressa?


La depressione è democratica e non fa distinzioni tra introversi ed estroversi, ahimé!
Tuttavia desiderare di ricaricare le proprie energie in solitudine, dopo un’occasione “social” per un introverso, non deve essere confuso come elemento depressivo. Chi vive uno stato depressivo solitamente prova disinteresse per le cose che in passato gli piacevano, si sente triste, ha problemi nel sonno, nell’alimentazione e fatica a concentrarsi.


Se sono introversa cosa deve fare per cambiare?


Assolutamente niente. Semmai si può imparare ad essere se stessi liberamente.
In un mondo dove socializzare e stare sotto i riflettori sono diventati elementi di adeguatezza sociale e psichica, l’introverso fin da bambino viene non capito e spinto ad essere quello che non è. Questo adattarsi alle richieste degli altri, grazie alle competenze empatiche innate dei bambini introversi, può diventare il primo scalino di una salita pericolosa verso la negazione della propria identità autentica. Spesso questo tipo di autocensure che l’introverso mette in atto sono così precoci, in famiglia come a scuola, che rimane un automatismo e spesso si finisce per fare “come se” si fosse altro. I pregiudizi sull’introversione limitano la maggior parte delle persone introverse a viversi serenamente e faticano buona parte della propria esistenza a recitare una parte che si sono assegnati tanto tempo fa, con tutta una serie di conseguenze di carattere psicologico come attacchi di panico, fobia sociale, difficoltà lavorative e relazionali.


Come faccio a capire se sono una persona introversa?


  • Non ti annoi a stare in compagnia di te stessa
  • Ami stare con poche e stimolanti persone
  • Riesci a costruire relazioni profonde
  • Sei più produttiva e creativa quando hai tempo per stare da sola
  • Sei capace di sintonizzarti sulle emozioni degli altri
  • Eviti di prendere la parola per prima in un gruppo di persone
  • Ti piace osservare una situazione sociale prima d’intervenire
  • Sei più capace d’interrogarti sulle tue emozioni e sul tuo mondo introspettivo



Come essere introversa e felice?


1.Per essere introversi in modo consapevole è necessario seguire le proprie tendenze naturali, senza imporsi tour de force di aperitivi, feste e attività di gruppo.

2.Rilassarsi dopo una giornata di lavoro aiuta a rigenerarsi e ad avere tempo per riordinare le idee.

3.Negli incontri con gli altri è per voi importante andare oltre le chiacchiere da bar, ma poter approfondire un argomento d’interesse comune o parlare in modo sincero.

4.Il silenzio è d’oro, anche e soprattutto in compagnia. E’ importante che le persone che sono vicino a voi lo capiscano. Così come avere uno spazio tutto per voi, dove ricaricarvi e prendere una pausa dal mondo, diventa essenziale.

5.Avete una ricca vita immaginativa e quindi è vitale per voi dedicarvi ai vostri svariati hobbies.

6.Quando comunicate avete bisogno di tempo: tempo per pensare, per rispondere e per dosare gli amici e le frequentazioni. Non c’è niente di peggio per una persona introversa che sentirsi soffocata dagli altri o costretta a rinunciare ai propri spazi.


E voi siete introverse felici e consapevoli o donne in lotta con se stesse?

Se volete restare aggiornate sul tema dell'introversione iscrivetevi alla mia NEWSLETTER


Il corpo femminile in ascolto: esercizi sullo spazio corporeo




Avevo scritto questo post Il corpo femminile in ascolto: esercizi per principianti dove provavo a dare qualche spunto sul lavoro psico-corporeo. Erano piccoli esercizi base di ascolto da poter fare anche da sole, senza l'aiuto del terapeuta.

Oggi volevo continuare questa serie parlando dello spazio corporeo e se lo trovate utile potremmo approfondire varie dimensioni del corpo, delle emozioni e del movimento ad essi correlato, anche con altri post futuri.


CHE COS'E' LO SPAZIO CORPOREO?

A volte osservo come le persone si percepiscano mentre sono sedute in un prato, fanno la fila al supermercato o chiacchierano sedute a un bar.
Gli spazi che il nostro corpo occupa non sono legati solo al volume o alla superficie del corpo reale e fisico.
Se ci pensiamo è evidente a tutti che entrano in gioco altre cose.
Per esempio lo spazio più vicino al nostro corpo (che viene detta "cinesfera") a volte per qualcuno, in alcuni contesti, sembra essere un piccolo spazio ristretto entro cui avere ridotte possibilità di movimento.
Ci avete mai fatto caso?
Magari si è su un divano largo, ma ci si siede solo in un angolino.
Come quando arrivano nuove persone nel mio studio un po' smarrite e spaventate all'idea di entrare in relazione e si mettono di lato sul divano di fronte a me, con un doppio messaggio: "mi preparo alla fuga vicino alla porta" e "girati verso di me", in cui mi chiedono implicitamente di adattarmi io a loro e girare la mia seduta verso il loro piccolo angolo di rifugio, semplicemente per sentirsi davvero accolte e viste.

Se invece capita che lo spazio lo si condivide con altri, per esempio in ascensore, anche se c'è spazio sufficiente per muoversi, si sta in piedi quasi senza respirare per paura di entrare nello spazio dell'altro: a voi succede?


QUAL E' LO SPAZIO CHE CI CONCEDIAMO?

Una riflessione necessaria che spesso faccio fare durante il lavoro corporeo è quanto spazio ci si senta legittimati ad occupare di solito anche nella quotidianità: per esempio sedute sulla poltrona di casa o alla scrivania a lavoro.

Sentite di avere una reale consapevolezza di quale spazio avete a disposizione per voi?

Conoscete davvero i confini del vostro corpo?

E se vi trovate in uno spazio largo e vuoto, tutto per voi? Per esempio una piazza, la spiaggia vuota d'inverno: come vi sentite? Liberi? Smarriti?

Proviamo a riflettere a come è lo spazio più vicino al nostro corpo, quello che ci riveste come una seconda pelle.
Poi riflettiamo sullo spazio entro cui possiamo allungare un braccio o una gamba, quello è lo spazio medio.
E il nostro spazio oltre il nostro corpo? Quello lontano?
Sono tutti elementi legati alla percezione di noi, ma anche alla percezione di noi in relazione agli altri.


IL DOLORE DEL CORPO E LA MOVIMENTO TERAPIA

Lo spazio e il modo in cui ci muoviamo dentro di esso, pare variare in base al contesto che affrontiamo e alla nostra immagine corporea. Ma se il nostro corpo soffre per una lesione, un dolore forte o una malattia a volte si ha la sensazione di dover avere uno spazio corporeo personale più ampio. E' semplicemente la percezione della nostra immagine corporea che cambia quando il corpo sta male. Per esempio quando avete i dolori del ciclo mestruale o state affrontando una giornata "no" perché avete quegli odiosi disturbi fisici causati dall'endometriosi, molte donne sentono l'esigenza di isolarsi e di tenere gli altri a distanza: il corpo chiede cure e attenzione.
Nel lavoro di movimento terapia è allora possibile imparare a conoscere come viviamo il nostro corpo e tutti gli attributi del nostro movimento nello spazio. Questo ci aiuta a comprendere come poter stare meglio e vivere in modo più sereno non solo il rapporto con noi stesse, ma anche quello con gli altri, seguendo il ritmo naturale individuale del nostro corpo. Possiamo scoprire come sia sbagliato auto-imporsi di adattarsi al contesto esterno, soffocando le nostre necessità fisiche ed emotive.
Ascoltare quindi noi stesse passa prima dal corpo e poi dalla condivisione verbale che possiamo praticare nel lavoro uno ad uno individuale o nel lavoro di gruppo.

Vorreste poter fare un'esperienza di lavoro corporeo e di (danza) movimento terapia? 

Per conoscere la mia disponibilità per i prossimi corsi individuali e i gruppi al femminile a Pesaro potete visitare il sito web Body Mind Studio




© dott.ssa Susanna Murray - Psicologa Psicoterapeuta Pesaro. Design by Fearne.