Come aiutare un familiare con disturbi del comportamento alimentare

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Il Natale in famiglia quando c'è un disturbo alimentare


Il Natale è alle porte e come ogni anno ci prepariamo ad un full immersion di incontri familiari, pranzi e cene con amici e parenti.
Per chi vive un disagio legato al cibo spesso ci si trova ad affrontare un periodo a volte difficile.
Inviti a pranzi e cenoni impegnativi possono mettere a dura prova le angosce legate ai cibi che possono diventare minaccia e tentazione.

Quest'anno vorrei riflettere insieme agli amici e ai familiari di chi vive un problema legato al cibo e suggerirvi 8 step per aiutare i vostri cari.

La paura del confronto con gli altri con i disturbi alimentari


Nelle festività, infatti, non sono solo le occasioni dei pasti in compagnia, a mettere in crisi chi soffre di disturbi del comportamento alimentare, ma sono soprattutto le situazioni di confronto e di socialità, in cui alcune persone si sentono a disagio e inadeguate.
Ricordo sempre che il cibo non è mai "la causa" delle difficoltà di chi affronta il disagio del disturbo alimentare, ma semmai il senso d'inadeguatezza ed angoscia che si sperimenta ogni qualvolta ci si ritrova ad entrare in relazione con gli altri.

Il cibo è pur sempre uno dei primi "oggetti" che proviene dal mondo esterno (quando si è neonati) con cui veniamo in contatto e con cui entriamo in relazione, per questo gioca un ruolo così importante il valore che gli diamo.

Se crediamo che una persona a noi cara stia vivendo un profondo disagio legato al cibo e i segnali appaiono sempre più evidenti, non  è sempre facile approcciarsi senza rischiare di essere invadenti.
Soprattutto i genitori, di adolescenti e giovani, temono di non avere gli strumenti adeguati per intervenire spaventati all'idea di aumentare la chiusura del figlio o della figlia.
Indubbiamente l'intervento specialistico è d'obbligo, ma amici e familiari possono però dare il loro supporto e sostegno, in termini di ascolto, vicinanza e presenza.

8 modi per aiutare una persona che ha un disturbo alimentare


Questi sono gli 8 step per iniziare a strutturare un aiuto per i vostri cari affetti da disturbi del comportamento alimentare.

1 Non usare i sensi di colpa.
Sensi di colpa, vergogna e giudizi, non sono di certo strumenti utili in questo caso. Sempre meglio iniziare una discussione con la parola "Io sento, io penso, io vivo.." piuttosto che "tu fai, tu sei, tu credi...".

2 Comunicare la nostra vicinanza.
Spesso, se si è amici, si vorrebbe intervenire ma da una parte è importante rispettare la privacy dell'altro. Anche comunicare di essere vicini e di aver capito che stanno vivendo un momento difficile, può essere d'aiuto per chi soffre di disturbi del comportamento alimentare.

3 Evitare commenti sul cibo e sull'aspetto fisico.
Sia nel bene ( per incoraggiare) che nel male è importante evitare qualsiasi commento sul cibo e sul corpo. Chi vive i disagi dei disturbi alimentari è già fin troppo concentrato su queste tematiche.

4 Evitare il controllo.
Il controllo è esercitato fin troppo bene da chi è affetto da disturbi del comportamento alimentare, senza che ci sia la necessità da parte dei familiari, di tentare di controllare l'alimentazione costringendo a mangiare o usando l'inganno per gestire l'alimentazione della persona cara. Le cose potrebbero solo peggiorare.

5 Niente critiche o accuse.
Capita di essere spaventati per la salute di chi amiamo e a volte perdere la pazienza e tentare "le maniere forti" sembra diventare l'ultima spiaggia. Invece è importante evitare toni critici o minacciosi, ma semmai concentrarsi su aspetti specifici che ci preoccupano e parlarne con calma.

6 Attenzione ai sentimenti e alle relazioni.
Sebbene il consumo del cibo e il peso corporeo sono aspetti principali, che rivelano un disagio evidente, è importante rivolgersi alla persona cara sottolineando momenti precisi nella quotidianità in cui ci siamo preoccupati per certi comportamenti. Potrebbe essere l'occasione per parlare a cuore aperto e proporre la possibilità di rivolgersi ad uno specialista per chiedere aiuto.

7 Non parlare mai di ingrassare o di dimagrire.
Mossi dai più genuini intenti di aiutare una persona cara, a volte si scivola nel cercare di tranquillizzare l'altro sul fatto che non è grasso. In realtà invece di confrontarsi in questi termini, cercate di chiedere perché hanno paura di essere grassi. Spostiamo sempre l'attenzione sui vissuti emotivi, non su i numeri della bilancia, i dati obiettivi non servono e non sono mai indice di miglioramento psicologico.

8 Evitare la superficialità.
A volte si crede che per sdrammatizzare, basta sorvolare su certi argomenti e dire cose del tipo " basterebbe un piccolo sforzo", " se aumenti/diminuisci di peso sarà tutto più semplice". In realtà c'è il rischio solo di banalizzare il disagio dell'altro che invece ha necessità di essere accolto e sostenuto.


Siete genitori e vorreste capire come affrontare il disturbo alimentare dei vostri figli? 

Avete un problema con il cibo e vorreste trovare uno spazio dove capire meglio la situazione e valutare un supporto psicologico? 

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© dott.ssa Susanna Murray - Psicologa Psicoterapeuta Pesaro. Design by Fearne.