Disposofobia: a chi rivolgersi per affrontarla?

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Volevo ringraziare tutti i lettori del blog che mi scrivono per chiedermi sostegno e informazioni sul disturbo della disposofobia, detto anche "accumulo compulsivo".
Molte storie ho letto e ascoltato, ma vorrei poter dare più soluzioni concrete.
Purtroppo accumulare oggetti non è un "nuovo" disagio.
E' un genere di problematica che è sempre esistita: si chiamava collezionismo, disordine, conservare tutto "che non si sa mai", ecc.
L'attenzione dei media oggi pare essersi risvegliata sul problema dell'accumulo compulsivo, anche perché recentemente la comunità scientifica internazionale ha riconosciuto questo genere di disagio come patologia psicologica a se stante, con dei propri sintomi e delle proprie caratteristiche specifiche, che differenziano questo comportamento da un genere qualsiasi di disturbo ossessivo compulsivo.
Ora non vi riporterò per filo e per segno quali sono le differenze clinico-tecniche tra la disposofobia e il disturbo ossessivo compulsivo propriamente detto, ma ai più curiosi suggerisco di andare a leggere questo articolo Hoarding Disorder: A New Diagnosis for DSM-V?, cioè, la disposofobia come nuova diagnosi all'interno del DSM, quinta revisione.
Preciso per chi non lo sapesse che il DSM è un acronimo che sta per Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, è, quindi, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali a cui fanno riferimento tutti i medici e gli psicologi del mondo. Perché?
Perché negli anni '50 molti colleghi americani si sono interrogati sull'importanza di potersi confrontare in modo inequivocabile con i professionisti di tutto il mondo. E'stato perciò creato un manuale nosografico di riferimento da poter usare come codice, per condividere studi e ricerche nella comunità scientifica internazionale sul disagio psichico e psichiatrico.
Ovviamente nel lavoro di sostegno psicologico, il manuale ha un valore relativo, perché io non lavoro sulle diagnosi o sui sintomi, in quanto credo sia molto riduttivo nel descrivere la complessità di un essere umano e le tecniche terapeutiche lavorano su altri aspetti come la relazione, le competenze, le risorse, i conflitti, ecc. Tuttavia è indubbio che se voglio parlare di un caso clinico con un collega giapponese o argentino, sarà bene usare anche la griglia di riferimento del manuale.
Bene.
Chiusa parentesi.

Devo quindi ricordare, per forza di cose, che in Italia il fenomeno degli accumulatori compulsivi è un problema che nel mondo scientifico nazionale ancora è poco preso in esame.
Non che non ci siano professionisti pronti ad occuparsene, ma non esistono centri specifici o letteratura scientifica sull'argomento o studi compiuti da italiani. O comunque se qualcuno ne è a conoscenza sarei grata se mi linkasse i riferimenti.
Quindi oggi scrivo questo post per dare una risposta cumulativa alle tantissime mail e telefonate ricevute da più zone d'Italia per un suggerimento su cosa fare e a chi rivolgersi.
Ciò che ho notato è che sono sempre i familiari a chiedere aiuto ed è piuttosto prevedibile: chi ha problemi di disposofobia molto difficilmente riesce ad esserne consapevole o comunque fa una grande fatica a chiedere aiuto e ad uscire dagli "stretti sentieri" di oggetti che riempiono casa.
Perciò il mio consiglio è sempre quello di chiedere aiuto a professionisti con esperienza nel campo e valutare anche l'opportunità di fare un percorso di sostegno come familiari, perché il carico da sostenere è indubbiamente complesso e faticoso e richiede una grossa capacità di gestire lo stress.
Spesso il cambiamento e il sollievo del familiare, a seguito del percorso di sostegno può aiutare il paziente a chiedere aiuto e ad iniziare a mettersi in discussione. D'altrocanto, dico questo, perché vi garantisco per esperienza che non è possibile obbligare qualcuno a fare un percorso terapeutico, nel momento in cui non ne sente l'esigenza.
Altro discorso va fatto in caso ci sia un rischio reale e concreto per la salute propria e dei familiari, in quel caso il paziente va invitato a chiedere un aiuto, altrimenti c'è il rischio di intervenire con un trattamento sanitario obbligatorio, un genere di esperienza che, garantisco, andrebbe evitata se è possibile, sebbene a volte non ci siano altre strade.
In Italia attualmente non esistono centri specifici, ma per avere altre informazioni vi lascio qualche link (in inglese, mi spiace) per avere nuove informazioni sul disturbo da accumulo compulsivo.

http://www.ocfoundation.org/hoarding/

http://understanding_ocd.tripod.com/hoarding.html

Libro Overcoming Compulsive Hoarding: Why You Save and How You Can Stop

Libro Buried in Treasures: Help for Compulsive Acquiring, Saving, and Hoarding

Articoli sul New York Times

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© dott.ssa Susanna Murray - Psicologa Psicoterapeuta Pesaro. Design by Fearne.