Come funziona la psicoterapia nei casi di attacco di panico?

Via XI Febbraio, 63, 61121 Pesaro PU, Italia



Oggi volevo provare a sintetizzare in modo estremo cosa vuol dire lavorare con una richiesta di sostegno psicologico nel caso di attacco di panico.


E' noto che nell'ambito psicoterapeutico esistono svariati approcci teorici e tecnici per lavorare sul disturbo d'attacco di panico, tuttavia credo sia necessario ricordare che ciò che conta non è la tecnica quanto l'obiettivo: il benessere del paziente.
Sto banalizzando, lo so, ma sono sincera nell'affermare questo pensiero.
Io ho un background formativo analitico e psicodinamico classico che ho integrato con l'uso delle tecniche espressive, ma mi è capitato di inviare alcuni pazienti a colleghi di altri orientamenti in quanto a volte ritengo che ci siano situazioni, e persone, che potrebbero lavorare meglio con altri approcci.
Certo non dico che per tutti sia così: per alcuni pazienti a volte dichiarare che vorrebbero lavorare con me in altro modo o avere un certo tipo di relazione terapeutica, è solo un modo per sfuggire alla necessità di affrontare alcune difficoltà e raccontarsela.

Un esempio tipico è il paziente che vorrebbe "consigli" sul da farsi nelle proprie scelte personali ( salvo poi sentirsi dipendente e poco autonomo nei rapporti con gli altri ) e nel momento in cui non le riceve ( perché appunto non posso dare consigli, perché non mi compete ) fantastica di andare da altri colleghi che lavorano con approcci più direttivi e con consegne settimanali, illudendosi di evitare così il senso d'inadeguatezza e di solitudine con cui comunque deve fare i conti, anche se lavorerà con altri approcci.

Provo ora a descrivere 3 momenti in cui si può suddividere il lavoro con un paziente che soffre di disturbo da attacco di panico con un'ottica psicodinamica.
Chiarisco fin da subito che il mio è un esercizio teorico e di sintesi, ma non rende assolutamente l'idea dello spazio alchemico che si crea in seduta quando terapeuta e paziente s'incontrano e nasce una sorta di magma incandescente e informe che si lavora lentamente e man mano si chiarisce e trova una sua forma.


Prima fase 


I sintomi acuti e intensi degli attacchi di panico portano il paziente ad intraprendere un lavoro personale chiedendo aiuto allo psicologo
L’idea di fondo è che ci siano motivazioni non coscienti che portano la persona a vivere e risperimentare l’angoscia dell’attacco di panico.

1.Valutazione iniziale e primo intervento
-Si esplorano le circostanze e i sentimenti vissuti nei primi episodi di panico
-Si valutano i significati personali dei sintomi dell’attacco di panico ( ogni sintomo sebbene simile ha modalità differenti di associazione emotiva che variano in ogni individuo )
-Si rintracciano le emozioni e i vissuti durante l’episodio dell’attacco di panico

2. Elementi conflittuali alla base dell’attacco di panico e il suo ripresentarsi
- Conflitto tra separazione e autonomia
- Il riconoscimento della rabbia e la sua gestione

3. Risultati della prima fase
- Riduzione episodi di panico
- L’ angoscia diventa circoscritta


Seconda fase


Paura di poter risperimentare nuovi episodi di panico, nonostante l’iniziale miglioramento.
I conflitti inconsci  devono essere compresi e modificati, ma il processo che fa da acceleratore è il riconoscimento dei conflitti nel rapporto con il terapeuta ( transfert ).

1. Affrontare il transfert 

2. Comprendere e riconoscere che un certo tipo di conflitto riemerge in molti contesti e relazioni 

3. Risultati della terza fase
- Miglioramento delle relazioni
- Riduzione dell’ansia da separazione e dei conflitti sia nella gestione della rabbia e nel piano della sessualità
- Riduzione delle recidive degli episodi di panico


Terza fase 


Possibilità di vivere direttamente con il terapeuta i conflitti e poterli affrontare ( praticamente la parte più difficile a cui molti si rifiutano di giungere e decidono d’interrompere il trattamento piuttosto che viverne la conclusione ).

1.Riedizione dei sentimenti di separazione e rabbia con il terapeuta  

2.Risultati terza fase 
- Possibilità che si presenti qualche episodio temporaneo di panico come sintomi legati al vissuto di separazione
- Nuova capacità di gestire le proprie emozioni e il conflitto tra separazione ed autonomia


Spero che questo breve schema possa dare un'idea a chi viva il disagio dell'attacco di panico, come possa svolgersi un lavoro psicoterapeutico con approccio psicodinamico. Ovviamente i tempi non sono uguali per tutti e spesso lungo il cammino emergono altre problematiche che richiedono altro lavoro e aprono nuove strade.

Intanto se volete saperne di più sull'attacco di panico, qui potete scaricare il mio e-book gratuito Piccola bussola per affrontare gli attacchi di panico


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