Sepolti in casa: perché le persone accumulano cose?

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Mentre su Real Time imperversa il programma sugli hoarders (accumulatori compulsivi), eccomi di nuovo a rispondere alle numerose richieste che mi sono arrivate sul disturbo da accumulo compulsivo, noto anche come disposofobia.
Ho deciso di riassumere in questo post un po' di osservazioni sulle principali motivazioni ad accumulare oggetti in casa.


Infatti nel disturbo da accumulo compulsivo esistono svariati motivi per cui alcune persone sentono l'esigenza di dover mantenere intorno a loro le cose.



Spesso può essere la paura di gettare via qualcosa che potrebbe essere necessaria un giorno, in futuro o qualcosa che si potrebbe dimenticare o il timore che una volta buttata via potrebbe accadere qualcosa di dannoso.
Per la maggior parte delle persone conservare oggetti, entro certi limiti, dovrebbe creare uno stato di maggiore comfort. 

Chi soffre di accumulo compulsivo si ritrova ad accumulare beni materiali a cui non segue un benessere materiale, ma portano a un disagio che può intralciare la loro vita su vari livelli.


L'esigenza di accumulare oggetti

Voglio provare a fare il primo elenco delle motivazioni personali, e delle paure più profonde, per cui si sente l'esigenza di accumulare oggetti nella propria casa.

-Responsabilità
Il controllo governa il comportamento dell'accumulo compulsivo. Il controllo si estende anche a tutto ciò che accade intorno a chi soffre di questo disagio. Fino ad arrivare alla necessità di tenere sotto controllo alcuni oggetti.
Per esempio, questo si può tradurre nel portarsi sempre dietro una borsa enorme con all'interno una serie di oggetti che potrebbero prima o poi essere usati .
Il pensiero di fondo potrebbe essere: "nel momento in cui il mio oggetto ha un suo utilizzo devo continuare ad usarlo in modo che non vada sprecato".

-Valore sentimentale
A volte dietro la difficoltà a gettare via un oggetto c'è un legame affettivo profondo con l'oggetto in sé. La cosa che colpisce è che spesso questi oggetti investiti di valore sentimentale possono essere i più disparati. Il pensiero di fondo è  che, nel momento in cui si getta via quell'oggetto, si sente come di eliminare una parte di sé.

-La paura di dimenticare
Articoli, giornali, libri, fotocopie, documenti, devono sempre essere a portata di mano per poter essere riletti in qualsiasi momento. L'incapacità ad accettare che non possiamo avere il controllo totale sulle cose causa questa paura irrazionale di poter dimenticare qualcosa.
Da qui l'esigenza di tenere tutto a portata di mano e l'urgenza di ricontrollare, tra i rifiuti, che non manchi nulla.

-Processo decisionale
Spesso i tratti ossessivo-compulsivi si ritrovano presenti nell'accumulo compulsivo: la capacità di prendere decisioni è spesso limitata. La paura di commettere errori nel momento in cui ci si disfa di qualcosa, porta a non prendere mai una decisione definitiva.
Quindi si continua a rimandare il momento per prendere una decisione.

-Perfezionismo
La paura del gettare via una cosa, come abbiamo detto, è legata in parte alla preoccupazione che in un futuro possa servire, ma in parte è dovuta al timore di non poterne trovare mai più una uguale. È un po' come se si pensasse che buttare via qualcosa toglie alla persona il controllo di quell'oggetto che magari potrebbe finire nelle mani di qualcun altro.

-Organizzazione
C'è una difficoltà frequente nel saper organizzare gli oggetti, come se si avesse paura di perderli nel momento in cui non si hanno le cose "sott'occhio". Dall'esterno può sembrare paradossale ma per chi vive il problema dell'accumulo, nel riporre gli oggetti uno sopra l'altro, c'è comunque una logica. Per esempio un mucchio di spazzatura può benissimo essere l'unico modo in cui si può sentire un po' di controllo e di ordine. Alcuni pazienti dicono "se non so come classificare un oggetto, lo metto in vista, così saprò dove si trova".

-Lasciar andare le cose
Gettare via le cose che si sono accumulate in una vita, per molte persone è vissuto con angoscia. Sembra rappresentare il rischio di perdere parti di sé e del passato, con il timore che non si possa più tornare indietro.
La perdita del controllo sulle cose, su quelle parti di sé legate a un periodo della vita precedente, impediscono il lasciarsi andare e rivolgersi verso il futuro.
Il rischio è di vivere in un presente eterno, infinito, dove non ci sia né passato né futuro, ma solo un riempire gli spazi di cose, di ricordi, in un controllo rigido e schematico che blocca le emozioni, blocca la possibilità di vivere serenamente i propri ricordi e di investire nelle relazioni affettive del presente.


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© dott.ssa Susanna Murray - Psicologa Psicoterapeuta Pesaro. Design by Fearne.