Violenza psicologica in ufficio



Sembra essere sempre più frequente oramai sentir parlare di “mobbing”, e se si considera che oggi in Italia sono oltre 1 milione di lavoratori a lamentare tale condizione, se ne capisce anche il rilievo dato dai massmedia.

Ma cos’è il mobbing?


Il termine deriva dalla lingua inglese ”to mob”, per cui s’intende “l’attacco” e “l’accerchiamento” perpetrato ai danni di un lavoratore, da parte dei colleghi o
dei superiori nell’ ambito lavorativo.

Il “mobbizzato” diviene quindi vittima di violenza psicologica sul posto di lavoro: dai silenzi raggelati quando si entra nell’ufficio dei colleghi fino a ricevere incarichi e mansioni sempre più dequalificanti, spesso nella speranza, da parte dei datori di lavoro che praticano tali violenze, che il malcapitato si licenzi.

La situazione in cui spesso, chi subisce il mobbing, viene a trovarsi è un’escalation di soprusi volti a terrorizzare ed immobilizzare la vittima da parte del “branco dei colleghi”, e spesso non comincia per un fine ben delineato, ma come quando tra gli animali il più debole deve soccombere, sembra che anche per gli esseri umani valga una modalità istintiva di escludere dal gruppo chi viene percepito come debole.
La vittima di mobbing inizierà presto a manifestare una sintomatologia chiara: oltre a sintomi psicosomatici (mal di testa o di stomaco quando si è a lavoro) si avranno sintomi depressivi e disturbi del sonno.

Bisogna, inoltre, ricordare che il mobbing è diventato un tema di grande attualità, anche perché, molte aziende, si stanno rendendo conto che danneggia fortemente le aziende stesse, che rilevano un calo sensibile della produttività nei reparti in cui c’è un episodio di mobbing.

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© dott.ssa Susanna Murray - Psicologa Pesaro. Design by Fearne.